IL PADIGLIONE VATICANO ALLA BIENNALE È UNA VIA CRUCIS DI ARCHITETTI DI FAMA (O AFFAMATI)… MA IL SACRO DOV’È? OVVERO: DISCORSI CON FABIO MARIANI CONTRO L’EDILIZIA-VASO DA NOTTE

Fabio Mariani è un architetto anomalo, lo sa chi legge questo foglio telematico. Spesso, per farmi capire la struttura di un edificio, cita un poeta, una poesia. Non è un gioco che alimenta nuvole. La poesia è, sostanzialmente, ‘forma’ – come forma è l’architettura. Io amo, quando posso, vedere le città dall’alto: la forma urbanistica dell’urbe rispecchia la mente tentacolare di chi la abita. Mariani, invece, per qualità professionale, si sofferma sulla singola parola, perfino sulla sillaba e sulla raffinata esemplarità della lettera. Dell’edificio, scorge il particolare più sonoro, risonante. Da tempo, con Mariani coltiviamo l’idea di scrivere un libro che sancisca i legami tra atto poetico e gesto d’architetto. Non so se lo faremo. So che non conosco altri architetti che al loro ‘committente’ – di solito, un solido imprenditore con ingenti somme di denaro e il cuore simile al Sahara – scrivano lettere – tra l’altro, straordinariamente ‘tecniche’ – come questa: “La casa cos’è allora, uno scoglio sul quale si infrange la tempesta della vita o una serie di scogli ben posizionati che divengano un approdo sicuro?… Prevedere, predisporre, per un futuro troppo lontano, di solito non produce mai l’effetto voluto, si ottengono solo compromessi nel presente…

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